Preservar el agua a través del conocimiento
Elisa Chillura
Periodista y socia de Rete RIFAI
-Actualizado a
Redescubrir las fuentes para defender el futuro
En el corazón de Sicilia, entre las colinas y los bosques de los montes Sicani, Santo Stefano Quisquina (AG) se encuentra en una zona naturalmente rica en manantiales, un patrimonio hídrico que durante siglos ha abastecido no sólo a la comunidad local, sino también a los pueblos de los alrededores. Las aguas que manan de estas montañas han alimentado fuentes, lavaderos, campos de cultivo y explotaciones ganaderas, entrelazándose con la vida cotidiana y la historia de la zona. En el pasado, saber dónde y cómo fluía el agua era esencial para la supervivencia: cada manantial tenía un nombre, una función, un significado.
Hoy, este patrimonio hídrico está sometido a una presión cada vez mayor. Una multinacional embotelladora de agua opera en el embalse local, tomando una parte importante del recurso para su producción a gran escala. Su presencia afecta a la extracción de agua, contribuyendo a una gestión cada vez más compleja de las reservas hídricas de la zona, en un contexto ya de por sí frágil por la sequía y el cambio climático. Ante esta situación, la Associazione Via delle Rondini ha optado por intervenir precisamente en el plano del conocimiento y la concienciación. Porque antes de proteger el agua, debemos volver a reconocerla como parte de nuestra identidad.
Uno de los primeros pasos de este proceso fue la cartografía de los manantiales locales, un estudio participativo en el que intervinieron voluntarios, aldeanos y expertos para reconstruir la red de fuentes de agua aún activas y desenterrar las olvidadas. Esta operación no es sólo un ejercicio técnico: es una forma de devolver a la comunidad una geografía del agua que se está perdiendo. Muchos de los manantiales estudiados fueron en su día puntos de referencia esenciales para la vida cotidiana, lugares donde la gente se detenía a recoger agua, donde se abrevaba el ganado, donde se creaban momentos de sociabilidad. Hoy, sin embargo, en muchos casos han sido abandonados o se reducen a un hilillo delgado y casi invisible.
Pero conocer el agua no sólo significa saber dónde está: también significa recordar el vínculo que durante generaciones ha unido a la población con este recurso vital. Por eso la asociación ha reunido una importante colección de testimonios orales: los cuentos no son sólo trozos de memoria, sino lecciones vivas, que hablan de una relación con el medio ambiente basada en el respeto y la responsabilidad.
Del mismo modo, la recopilación de relatos históricos ayuda a reconstruir una memoria colectiva del agua como bien común, contrarrestando la idea de que sólo el agua embotellada es segura y fiable. Recuperar estas historias significa demostrar que no es el mercado el que garantiza el acceso al agua, sino el cuidado y la protección de los recursos locales.
Esta acción de conocimiento también se lleva a cabo en las escuelas, a través de talleres educativos diseñados para las nuevas generaciones. A los niños se les enseña de dónde viene el agua que beben, se les acompaña en excursiones a manantiales, aprenden a leer el territorio y distinguen el valor del agua que no necesita ser embotellada para ser pura. Contrarrestar la cultura del agua embotellada significa oponerse a un modelo que ha conducido a la privatización de un recurso esencial, alejándolo progresivamente de las comunidades locales y convirtiéndolo en beneficio.
La acción de Via delle Rondini es un acto de resistencia cultural: contar, documentar, educar para reafirmar que el agua pertenece a la tierra y a las personas que la habitan. Lo que se desprende del trabajo de la asociación es un mensaje claro: proteger el agua no es sólo cuestión de políticas e infraestructuras, sino también y sobre todo de cultura y concienciación. Si hoy la sequía y el cambio climático nos plantean retos cada vez más complejos, la respuesta debe partir de la concienciación de cada persona: sin conocimiento, sin un verdadero vínculo con el propio territorio, resulta imposible proteger lo que nos rodea.
Versión original en italiano
Custodire l’acqua attraverso la conoscenza.
Riscoprire le sorgenti per difendere il futuro
Nel cuore della Sicilia, tra le colline e i boschi dei Monti Sicani, Santo Stefano Quisquina (AG) sorge in un territorio naturalmente ricco di sorgenti, un patrimonio idrico che da secoli rifornisce non solo la comunità locale, ma anche i paesi circostanti. Le acque che sgorgano da queste montagne hanno alimentato fontane, lavatoi, campi coltivati e allevamenti, intrecciandosi alla vita quotidiana e alla storia del territorio. Un tempo, sapere dove e come fluiva l’acqua era essenziale per la sopravvivenza: ogni sorgente aveva un nome, una funzione, un significato.
Oggi, questo patrimonio idrico è oggetto di una crescente pressione. Nel bacino idrico locale opera una multinazionale dell’imbottigliamento dell’acqua, che preleva una parte significativa della risorsa per la produzione su larga scala. La sua presenza incide sull’emungimento delle acque, contribuendo a una gestione sempre più complessa delle riserve idriche della zona, in un contesto già reso fragile dalla siccità e dai cambiamenti climatici.Di fronte a questa situazione, l’Associazione Via delle Rondini ha scelto di intervenire proprio sul piano della conoscenza e della sensibilizzazione. Perché prima di poter proteggere l’acqua, bisogna tornare a riconoscerla come parte della propria identità.
Uno dei primi passi di questo percorso è stato il lavoro di mappatura delle sorgenti locali, un’indagine partecipata che ha coinvolto volontari, abitanti del paese ed esperti per ricostruire la rete di fonti d’acqua ancora attive e per riportare alla luce quelle dimenticate. Questa operazione non è solo un esercizio tecnico: è un modo per restituire alla comunità una geografia dell’acqua che si sta perdendo. Molte delle sorgenti censite erano un tempo punti di riferimento essenziali per la vita quotidiana, luoghi dove ci si fermava a raccogliere l’acqua, dove si abbeverava il bestiame, dove si creavano momenti di socialità. Oggi, invece, in molti casi sono state abbandonate o risultano ridotte a un rivolo sottile, quasi invisibile.
Ma conoscere l’acqua non significa solo sapere dove si trova: significa anche ricordare il legame che per generazioni ha unito la popolazione a questa risorsa vitale. Per questo l’associazione ha dato vita a un’importante raccolta di testimonianze orali: racconti non sono solo pezzi di memoria, ma insegnamenti vivi, che parlano di un rapporto con l’ambiente basato sul rispetto e sulla responsabilità.
Allo stesso modo, la raccolta delle testimonianze storiche contribuisce a ricostruire una memoria collettiva dell’acqua come bene comune, contrastando l’idea che solo l’acqua imbottigliata sia sicura e affidabile. Recuperare queste storie significa dimostrare che non è il mercato a garantire l’accesso all’acqua, ma la cura e la tutela delle risorse locali.
Questa azione di conoscenza si concretizza anche nelle scuole, attraverso laboratori educativi pensati per le nuove generazioni. Ai ragazzi viene mostrato da dove proviene l’acqua che bevono, vengono accompagnati nelle escursioni alle sorgenti, imparano a leggere il territorio e a distinguere il valore di un’acqua che non ha bisogno di essere imbottigliata per essere pura. Contrastare la cultura dell’acqua in bottiglia significa contrastare un modello che ha portato alla privatizzazione di una risorsa essenziale, sottraendola progressivamente alle comunità locali per trasformarla in profitto. L’azione di Via delle Rondini è un atto di resistenza culturale: raccontare, documentare, educare per riaffermare che l’acqua appartiene alla terra e alle persone che la abitano. Ciò che emerge dal lavoro dell’associazione è un messaggio chiaro: la tutela dell’acqua non è solo una questione di politiche e infrastrutture, ma anche e soprattutto di cultura e sensibilizzazione. Se oggi la siccità e il cambiamento climatico ci pongono di fronte a sfide sempre più complesse, la risposta deve partire dalla consapevolezza di ogni singola persona: senza conoscenza, senza un legame vero con il proprio territorio, diventa impossibile proteggere ciò che ci circonda.

